Lettere da un tempo sospeso

Lettere da un tempo sospeso2020-04-09T10:56:16+02:00

Lettere da un tempo sospeso

Si apre una fenditura per parlarti. Lettera a Luis Sepulveda (di María Clara Sharupi Jua)

Bagnerò il tuo ricordo con l’acqua dolce del fiume e da ogni pugno seminerò i tuoi versi nel grembo della madre terra. Con il tuo coraggio per salvare una parte dell’Amazzonia come la tua vita stessa. Quito, 18 aprile 2020 Il vento resuscita la tua memoria sulle sponde dell’Alto Nangaritza dell’Amazzonia ecuadoriana, riapre i sentieri che hai segnato tra le valli e le montagne, glorifica i discorsi e le confidenze a casa del tuo amico Naekta. E la rivelazione [...]

by |Aprile 27th, 2020|Categorie: Copertina, Tempo sospeso (Campo), Valentino Campo|0 Commenti

Lettera dai giorni cambiati (di Francesco Borrasso)

Ciao Valentino Ti scrivo da Vitorchiano, è il 10 aprile 2020, sono giorni che ci crollano intorno di continuo, giorni dove il tempo è diventato un oggetto, dove il tempo ha perduto la sua forza, il suo essere invisibile, per diventare qualcosa di concreto, qualcosa che ci scorre addosso come un cumulo di macerie. Mi trovo in campagna, qui, intorno a me, ci sono campi sconfinati e ulivi secolari, c’è un albero di amarene che è fiorito da poco [...]

by |Aprile 15th, 2020|Categorie: Copertina, Letteratura, Tempo sospeso (Campo)|tag = |0 Commenti

Quando il tempo mette le scarpe di ferro (di Ezio Sinigaglia)

Milano, 4 aprile 2020 Caro Valentino, sai che sono colui dei paradossi e, dunque, non ti scandalizzerai troppo di vedermi spezzare una lancia a favore del vituperato virus. Che cosa ci ha fatto costui? Lo scrivi tu stesso e lo dice il titolo sotto il quale si svolge questo nostro carteggio: ha sospeso il tempo. Che è quasi come dire che l’ha fermato. Il tempo che per tutti, ma specialmente per noi vecchi, fugge sempre più virgilianamente irreparabile, da [...]

by |Aprile 9th, 2020|Categorie: Copertina, Letteratura, Tempo sospeso (Campo)|tag = |0 Commenti

Lettere da un tempo sospeso. Dialogo nei giorni di peste (di Valentino Campo e Andrea Gentile)

Mio caro Andrea, ti scrivo da un tempo sospeso. La luce che mi graffia il viso sembra venuta fuori dalla botola di un solaio. Ha quella stessa grana del pulviscolo che nuota in uno spazio rimasto serrato troppo a lungo. In giardino la vita preme nel formicaio spuntato tra le crepe del viale. Il vaso con la menta è presidio delle coccinelle. Un manipolo di gazze stana gli insetti dagli steli. Il loro verso è l’uncino che squarcia la [...]

Un dialogo epistolare con scrittori, poeti e intellettuali

Si scrive per se stessi, per esorcizzare la paura. L’inquieto tremare del cuore.

Si scrive per l’altro che s’interroga e si pone le medesime tue domande. Anche se frutto di un esercizio solitario, la scrittura ha una sua proprietà transitiva. Sa essere più resiliente di un virus, può avere la grazia del contagio. E’ la mano ruvida che tenta altre mani. La bocca che non si cela dietro un panno.

Nasce così una rubrica che vuole essere testimonianza di un’umanità che si tiene alla parola come ad uno sperone di roccia. Parola che si fa argine, ponte che riduce la distanza. E ramifica nel vuoto di un tempo sospeso.

Questo è il senso dell’epistolario che un po’ alla volta si va qui componendo.

Una prima lettera alla quale man mano hanno voluto rispondere alcuni amici. Una condivisione umana ancora prima che letteraria. Esercizio del cuore e dono prezioso di un tempo negato che rivendica di essere vissuto. Un filo di luce in questa notte del mondo.

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