Colangelo

Colangelo2020-05-05T09:52:38+02:00

In Appendice

Alla vita che glie ne frega? (di Ludovica Colangelo)

“Rue la solitaria” è un romanzo scritto da Federica Aufiero. Al centro della narrazione, la figura di due sorelle che, ad un certo punto, si innamorano dello stesso ragazzo. La testa è umana. Nessuno le toglie i problemi. Di lei che era bella. Capelli biondi e occhi verdi, quasi azzurri. Fisico perfetto, e un unico grande desiderio: lui. Una folta chioma riccia, cornice perfetta di due occhi color smeraldo, che si sono illuminati. Una sera, all’improvviso. Lei era elegante. [...]

by |Maggio 27th, 2020|Categorie: Copertina, Ludovica Colangelo|0 Commenti

L’affetto non conosce preavvisi (di Ludovica Colangelo)

“Eleanor Oliphant sta benissimo” è il romanzo d’esordio di Gail Honeyman. Al centro della narrazione, la figura di una giovane donna che, dopo anni di profonde sofferenze, trova la forza di curare le proprie ferite e di rinascere. Impossibile capire cosa le sia preso quella sera, eppure è accaduto. Senza neanche accorgersene, si era persa in una perfetta cotta adolescenziale. Quel chiodo fisso aveva il nome di Johnnie Lomond. Bello e dannato. Eccentrico come sanno essere solo i leader [...]

by |Maggio 4th, 2020|Categorie: Copertina, Ludovica Colangelo|tag = , |0 Commenti

L’anagrafe sostiene che io sia nata nel 1997 ma, in realtà, si sbaglia. O meglio, se vogliamo fare i pignoli e affrontare la questione da un punto di vista meramente biologico, ha perfettamente ragione. Tuttavia, dato che sono anticonformista per definizione, mi oppongo e dico che tu, cara anagrafe, hai torto (e anche marcio). La mia venuta al mondo è stata nel 2019, quando ho buttato quasi tutto: i ricordi che ci fanno sviluppare un’autocommiserazione eccessiva; le persone che hanno un animo troppo distante dal nostro; l’intransigenza che porta ad essere aridi e severi; i complessi che sono sempre troppi; la paura e il poco coraggio per non aver paura. Ho buttato talmente tanto che, alla fine, ho scoperto di avere uno spazio infinito. Così, ho accolto il coraggio di mandare a quel paese, con nonchalance, tutte quelle persone che ritenevo nocive per la mia salute mentale e fisica; la serenità di chi ha tutta la vita d’avanti; la voglia di incontrare il mondo a testa alta; la pazienza di seminare bene; la forza di perdonare, innanzi tutto me stessa e, poi, su, anche se la schiettezza è la mia seconda pelle, non posso dire proprio ogni cosa. Della vita precedente, oltre all’affetto di alcuni punti fermi e insostituibili, conservo la dipendenza da libri e caffè; un casino di ricci e la passione per la scrittura. Sono convinta del fatto che, nella mia culla dell’ospedale Cardarelli, già ci fosse una penna. Scrivo, da quando ho memoria. Al terzo anno di asilo, già leggevo e componevo frasi. Da bambina posavo l’inchiostro su qualunque parete me lo permettesse, perfino sullo schienale della sedia a rotelle della mia bis nonna. Le parole, o meglio, le lettere mi hanno affascinato sempre più. Se penso alle innumerevoli forme che possono assumere, sento di avere l’universo tra le braccia. Da grande potrò fare la giornalista che legge libri a tempo pieno, mentre sorseggia tonnellate di caffè amaro? Si accettano anche risposte crude.

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