Io considero Emma Santoro una delle più brave scrittrici del Molise, anche se essa è originaria delle isole Diomedee e scrive di quelle isole. Ma bisogna considerare che esse sono state fino agli anni 70 appartenenti alla Diocesi di Larino e la stessa Emma lavora e vive per la maggior parte dell’anno a Termoli, come fa la numerosa colonia di tremitesi che si sposta ormai in quell’arcipelago solo nei mesi estivi. Emma Santoro ha visto la luce nel 1971 su quelle stesse straordinarie isole, dove ha vissuto la sua prima infanzia per poi trasferirsi a Termoli e quindi all’Università di Bologna, laureandosi in Lettere. Tornata a Termoli dove insegna all’istituto Nautico, ha però sempre le isole Tremiti, le mitiche Diomedee, nel cuore, tanto da scriverci, fino ad ora, ben 5 romanzi: Il primo “Di Mare e di Lentisco”, del 2011. A seguire il secondo romanzo “L’Abbazia che veglia” del 2013, con lo sfondo della grande abbazia tremitense di Santa Maria a Mare che, nei secoli X e XI, ha dominato su tutto il centro Adriatico. Il Terzo Romanzo “Nel chiostro..la luna;. Il quarto è “L’Isola negata”. E Poi arriviamo all’ultimo, pubblicato nel 2018 che è “Fortunale”.

In questi anni prima apprezzando i suoi romanzi e poi la sua amicizia ed umanità, abbiamo incominciato a conoscerci personalmente quando io stavo scrivendo il mio romanzo storico sulla vita terrena di Leo, del monaco benedettino che è diventato il Santo Protettore di San Martino. E prendendo per buona l’ipotesi che Leo e Adamo, a sua volta protettore di Guglionesi, fossero fratelli e sapendo da documenti che Adamo fu Abate nell’Abbazia di Santa Maria a Mare di Tremiti, ho chiesto a Emma della documentazione storica su quel importante e strategico cenobio. Lei mi diede, tra le altre cose, le memorie dell’Abate Cocorella che menzionava, tra l’altro, che uno dei possedimenti fosse proprio la Chiesa di Sant’Antonio Egizio o Abate di Reale. Questa prima era una località a se stante e poi è diventata una contrada di San Martino, e sappiamo, che è il posto dove è nato Leo.

E i primi libri mi sono serviti per descrivere le isole Tremiti con i suoi odori i suoi fiori, il suo mare con i suoi repentini cambiamenti di umore, i suoi rumori e le sue voci.

La prima cosa che ho percepito dalle sue intense pagine è che Emma Santoro porta con sé questi odori, le sue memorie e le voci di Tremiti ovunque essa vada! Lei è diventata di fatto la voce di questo arcipelago! Beato il luogo che trova simili cantori! Le isole Tremiti sono splendide ma lo sono di più, assumono un’atmosfera ancora più bella e accattivante dopo aver letto i libri di Emma! A me è capitato di andarci diverse volte prima e una volta dopo aver letto questi libri e vi assicuro che le sue parole e i suoi pensieri vi fanno vedere con altri occhi la bellezza che avete davanti!

Ma c’è di più: i suoi libri sono talmente permeati dalla coralità dei suoi abitanti che sembrano respirate all’unisono con il loro mare e, soprattutto, con i gabbiani, anzi con le sue Diomedee che volano, gracchiano, poi si riposano, poi si tuffano sulla superficie dell’acqua allo stesso modo dei suoi abitanti, quelli veri, quelle poche famiglie che vivono a stretto contatto e vi accorgerete che non possono fare a meno gli uni degli altri! I Libri di Emma raccontano sempre una coralità di fondo, anche se poi emerge qualche personaggio ma che non fa mai un assolo. Tutti i gesti sono legati a fratelli, sorelle amici, padri o madri o compari. In un’isola ognuno di loro sa che non può fare a meno di altri!

Queste isole poi, con i suoi abitanti che sono un miscuglio strano di secoli, che l’hanno vista cullare nello scorrere del tempo, pescatori e navigatori dell’altra parte dell’adriatico, monaci in fuga dall’iconoclastia bizantina, libici mandati al confino, napoletani mandati nelle sue carceri e intellettuali, hanno sviluppato una propria peculiarità e gli abitanti sono seri e ironici allo stesso tempo, come se sapessero più di altri che la vita va presa con consapevolezza e leggerezza allo stesso tempo! Vivere il ritmo, i profumi e i silenzi gli abitanti di isole come le Diomedee, unica al mondo. I colori e i profumi  delle case non sono altro che il riflesso degli abitanti, ognuno con le proprie caratteristiche uniche, ognuno con i propri racconti e sfaccettature. E la scrittura di Emma Santoro rispecchia anche tutto questo! Essa sembra non avere un tetto se non il cielo, sembra non avere confini se non l’orizzonte del mare, sembra di non avere certezze oltre quell’isola se il non affidarsi alle forze della natura rispettandole e conoscendole. Sembra facile raccontare una comunità chiusa in se stessa in passato per mesi l’anno ma non lo è perché proprio quella umanità sa più di tutte di essere un fuscello in mano alle forze della natura!.

E così la penna di Emma ha partorito il suo ultimo romanzo dal titolo “Fortunale”, storia bellissima di un bambino che incarna la vitalità, la curiosità, la gioia di vivere di tutti i bambini dell’intiero mondo. Come tutti i bambini cresce esplorando quello che ha intorno e, in termini di spazio non è molto, anche se poi lo è in termini di bellezza. Così come cresce con le sue paure e i suoi affetti fermi del fratello e dei suoi, in particolare della nonna che gli fa ogni giorno la merenda come facevano le nostre nonne. Cresce facendo marachelle e mostrando la propria indipendenza di pensiero verso coloro che vogliono metterlo in difficoltà con la matematica. Mi ha ricordato molto la figura commovente di Seppuccio de “La Storia” di Elsa Morante.

Insomma si racconta la vicenda amara di una crescita che viene interrotta. Di un rgazzo pieno di vita che rimarrà per sempre un ragazzo. E le sue pagine finali, dopo anni che non mi accadeva, mi hanno fatto piangere come un vitello. Nella descrizione del dolore di una madre vi ho rivisto tutta la grandezza della pietà michelangiolesca che ti fa commuovere fino in fondo di fronte alla madre di tutte le madri. E’ il drammatico Venerdì Santo che si ripete ingiustamente da secoli e a tutte le latitudini. Di fronte al dolore della “figlia di suo figlio£, come fa dire Dante in Paradiso al “dottor Mellifluus”, al santo più colto ovvero San Bernardo da Chiaravalle, non possiamo che chinare la testa.

Una delle domande che spesso mi pongo e spesso chiedo agli amici scrittori è proprio questa.:Ma perché si scrive?! So che è una degli assilli più continui e profondi di chi riempie pagine ma certamente, fra le tante risposte che si possono dare, c’è quella di “ingarrare” le parole e le pagine giuste, quelle che rimarranno nella storia delle lettere. Emma in questa ultima opera lo fa spesso ad incominciare dal un incipit bellissimo dove si descrive come la pioggia faccia dei ricami sulla spiaggia. Io avrei dato un braccio per poter scrivere un attacco di romanzo così efficace! Ma nelle pagine finali del suo “Fortunale” riesce a farlo con inusitata maestria, regalandoci non una buona letteratura ma una letteratura eccelsa, quella che rimane nei cuori e nella mente di tanti!

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